Secondo una ricerca di Innovation Team più della metà degli intermediari è convinta che la tecnologia sia utile per recuperare l’efficienza e per costruire un nuovo modello di agenzia.
Gli agenti come stanno affrontando le sfide legate alle nuove tecnologie? Secondo la ricerca Agenti e tecnologie. Opportunità, esigenze e investimenti condotta da Innovation Team, società di consulenza del gruppo Mbs Consulting, e presentata lo scorso 1° marzo (convegno organizzato a Milano dallo Sna e da Insurance Connect) più della metà di loro ha un approccio positivo verso le nuove tecnologie.
In particolare, la ricerca individua 5 profili: il 35,1% degli agenti intervistati si dice “confidente” («con le nuove tecnologie l’agenzia può recuperare efficienza e l’agente rimanere figura di riferimento per il cliente»), il 23,3% è la fascia dei “resistenti” («le nuove tecnologie possono essere sfruttate solo per avere relazioni più frequenti con i clienti»), il 19,5% è “entusiasta” («le nuove tecnologie sono imprescindibili per costruire un nuovo modello di agenzia»). C’è poi un 14% che è “obbligato” («ormai le tecnologie non si possono rifiutare, ma la figura dell’agente rischia di perdere autorevolezza») e infine l’8,1% degli intervistati è “nostalgico” («le nuove tecnologie potranno rendere le agenzie più efficienti, ma l’effetto sarà la disintermediazione»).
L’indagine di Innovation Team ha poi evidenziato come l’impatto delle nuove tecnologie sia vissuto «contemporaneamente come minaccia di disintermediazione e perdita di autorevolezza e come opportunità per il recupero di efficienza e l’aumento della frequenza di contatto con i clienti».
Inoltre, «è opinione condivisa (62%) che gli investimenti tecnologici debbano riguardare simultaneamente agenti e compagnie. Fra plurimandatari e agenti che collaborano con altri iscritti alla sezione A è più sentita l’esigenza di operare autonomamente».
In ogni caso, gli agenti stanno cominciando a investire per cambiare il modello agenziale. Il 57% negli ultimi tre anni ha effettuato investimenti per le nuove tecnologie, anche se poco significativi, a fronte del 28,6% di coloro che invece hanno sì investito, ma in modo ingente (percentuale che sale al 43,4% nel caso di agenti plurimandatari). Solo il 14% non ha invece prodotto alcun investimento.
Fabio Sgroi
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