lunedì 27 Aprile 2026

Il mondo dell’intermediazione assicurativa in primo piano

WELFARE: LA SITUAZIONE NEL LAZIO IN UNA INDAGINE DEL CENSIS PER UNIPOL

La domanda aumenta, ma è ancora lenta l’integrazione fra i diversi strumenti di protezione sociale.

 

SanitàAumentano le domande di welfare nel Lazio, ma è ancora lenta l’integrazione fra i diversi strumenti di protezione sociale: pubblici, del non profit, assicurativi e privati. È quanto evidenziato da uno studio realizzato dal Censis per il consiglio regionale Unipol nell’ambito del programma poliennale Welfare Italia.

In particolare, nei prossimi 15 anni la popolazione del Lazio supererà i 6 milioni di residenti, ma soprattutto aumenterà l’incidenza della popolazione con più di 65 anni dall’attuale 20,5% al 24,8%. In particolare, nel 2030, gli anziani supereranno di oltre 200 mila unità i giovani fra 15-34 anni. Questa situazione pone problemi di sostenibilità al sistema sanitario e assistenziale, rendendo sempre più urgente l’adeguamento dei loro modelli di gestione.

Considerato che il 17,7% della popolazione laziale è a rischio di povertà, contro un valore medio del centro Italia pari al 15%, ciò porta i cittadini laziali a collocare ai primi posti nella lista delle loro preoccupazioni, unitamente al timore di non riuscire più a risparmiare (81,2%), il mantenimento del tenore di vita e la capacità di far fronte alle spese sanitarie (entrambi per ben il 71% degli intervistati). Anche a causa di queste paure, il 33,2% ha rinunciato a cure mediche, qualche punto percentuale in più rispetto alla media nazionale del 31,3%.

Il funzionamento della sanità regionale è giudicato buono dal 42,7% dei romani, valore leggermente superiore rispetto alla media nazionale pari al 41,7%. Di segno opposto il giudizio dei residenti nelle altre province, dove i pareri positivi riguardano il 20,1%. Inoltre, il 79,1% delle famiglie che hanno avuto bisogno di cure negli ultimi due anni, a causa delle lunghe liste d’attesa, si è rivolto alla sanità privata.

Il 56,4% dei laziali ha dichiarato che penserà a cosa fare nel momento in cui si materializzeranno i rischi relativi a salute, non autosufficienza e pensionistici. Un ulteriore 24,4% fa esclusivo affidamento sul welfare pubblico, il 21,3% sui risparmi, il 6,2% sull’aiuto familiare e il 6% su coperture assicurative.

Nonostante non sia ancora generalizzata una cultura della prevenzione dei rischi, il 41,5% dei romani e il 54,5% dei residenti nelle altre province si dichiarano interessati a strumenti integrativi in campo sanitario ove questi coprano l’intero nucleo familiare, rendano possibile la riduzione dei tempi d’attesa e ove le assicurazioni o i fondi valutino e garantiscano la qualità delle strutture sanitarie utilizzabili. In particolare il 56,7% trova interessanti le assicurazioni sanitarie per le visite specialistiche, il 25,3% per la diagnostica, il 24,7% per l’odontoiatria. Per quanto riguarda le forme di integrazione pensionistica la quota degli interessati scende al 18,9%. (fs)

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