lunedì 27 Aprile 2026

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IL DEFICIT DI PROTEZIONE CONTRO LE CALAMITA’ NATURALI IN ITALIA: L’ANALISI DI SWISS RE

Secondo la compagnia svizzera, «affinché i premi siano contenuti e quindi le coperture accessibili, il rischio deve poter essere ripartito tra una più alta porzione della popolazione e questo richiede che il Governo promuova la consapevolezza di tali rischi».

 

Alluvione 1Nonostante un’alta esposizione al rischio, la penetrazione assicurativa contro il rischio di calamità naturali in Italia resta tra le più basse tra i paesi industrializzati. Swiss Re, in un recente report ha analizzato dettagliatamente il deficit di protezione contro le calamità naturali nel nostro Paese, anche dal punto di vista assicurativo.

Lo studio parte da un presupposto inequivocabile: l’intero territorio italiano è esposto a una serie di rischi naturali, tra cui terremoti, eruzioni vulcaniche, tsunami, esondazioni, inondazioni, frane e colate di fango. In anni recenti, terremoti e disastri idrogeologici hanno causato vittime e notevoli perdite economiche, ancora più rilevanti se si includono i danni al patrimonio artistico e culturale, di cui l’Italia è ricchissima.

I danni alle abitazioni residenziali, spiega lo studio di Swiss Re, rappresentano la parte più significativa, stimata intorno ai 53 miliardi di euro, per un evento con tempo di ritorno di 200 anni. Se si considerano anche i danni agli edifici commerciali, alle infrastrutture, ai beni culturali, nonché le perdite indirette (per esempio l’impatto negativo sul Pil), si giungerebbe a una stima di perdite totali decisamente più alta.

In Italia, le calamità naturali di ogni genere (terremoti, inondazioni e via dicendo) hanno arrecato cumulativamente perdite economiche per 111 miliardi di euro, rivalutate ai prezzi del 2014, nel periodo compreso tra il 1970 e il 2014, in media circa 2,5 miliardi di euro all’anno. I terremoti rappresentano circa il 60% del totale dei danni.

Nonostante ciò, la diffusione di polizze a copertura dei danni causati dalle calamità naturali è scarsissima. O meglio, in realtà la protezione c’è ed è fornita dallo Stato attraverso un modello di indennizzo pubblico. In sostanza, la gran parte delle perdite provocate dalle calamità naturali è stata coperta dal Governo italiano tramite finanziamenti ex post, spesso rendendo necessari aumenti delle tasse o riallocazione di fondi da altri programmi statali. Il fatto è che la recente crisi finanziaria e il prolungato ristagno economico hanno ristretto la capacità del Governo di agire come “assicuratore di ultima istanza”.

TerremotoAnche l’industria assicurativa italiana ci ha messo del suo. Secondo il report di Swiss Re, «ha sempre mostrato una certa riluttanza a offrire prodotti a copertura del rischio catastrofale residenziale principalmente a causa del rischio di anti-selezione. Questo è il caso soprattutto per i prodotti a copertura del rischio alluvionale. Affinché i premi possano rimanere accessibili e il meccanismo assicurativo sostenibile, il rischio deve essere ripartito tra il maggior numero possibile di assicurati. In assenza di un programma obbligatorio, l’efficienza della copertura volontaria contro le calamità naturali dipenderà dalle capacità di valutazione del rischio da parte degli assicuratori. È qui che solide capacità sottoscrittive aggiungono valore. Un mercato assicurativo competitivo, che riflette adeguatamente i livelli di rischio coinvolti, è un altro elemento chiave di un quadro di gestione ex ante del rischio. Tuttavia, affinché i premi siano contenuti e quindi le coperture accessibili, il rischio deve poter essere ripartito tra una più alta porzione della popolazione e questo richiede che il Governo promuova la consapevolezza di tali rischi. Solo allora l’assicurazione contro le calamità naturali potrà diventare economicamente sostenibile e solo allora l’industria assicurativa potrà contribuire a un’efficace strategia di finanziamento del rischio per la società nel suo complesso».

Secondo lo studio della compagnia svizzera, le compagnie devono impegnarsi, tra le altre cose, a sviluppare prodotti assicurativi di facile comprensione per i privati. Ma si tratta anche di scardinare un fenomeno assai diffuso: la protezione assicurativa contro il rischio di calamità naturali viene raramente acquistata per gli immobili residenziali. Di conseguenza, solo una frazione delle perdite totali causata dalla serie di disastri che hanno interessato l’Italia in questi ultimi decenni è stata coperta dall’industria assicurativa. Con sinistri assicurativi pari a 1,3 miliardi di euro, i due terremoti che hanno colpito l’Emilia Romagna nel maggio di tre anni fa hanno causato le più alte perdite mai registrate dall’industria assicurativa. I sinistri, in questo caso, hanno riguardato soprattutto stabilimenti industriali per i quali la penetrazione assicurativa è relativamente alta, invece che edifici residenziali.

In base ai dati dell’Ania, circa il 44% degli edifici residenziali in Italia disporrebbe di una polizza incendio, con un divario consistente tra le regioni settentrionali e meridionali. Di queste polizze, si stima che tra il 3% e il 4% includa la copertura terremoto, ovvero un po’ più dell’1% di tutti gli edifici residenziali. Una percentuale ancora minore dispone della copertura per esempio contro le inondazioni.

Fabio Sgroi

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