I risultati di un report della Ferma e di International Sos.
La gestione dei rischi per la salute, l’incolumità e la sicurezza dei dipendenti durante i viaggi è all’ordine del giorno per il 79% dei risk manager e degli insurance manager. È quanto emerge in un report di Ferma (Federation of European Risk Management Associations) e International Sos (specializzato nei servizi di sicurezza e di gestione dei rischi per la salute e per i viaggi) che riporta i risultati di un sondaggio on line (tra aprile a luglio 2015) finalizzato alla raccolta di metodologie e opinioni relative alla gestione dei rischi durante i viaggi. Dei 191 intervistati, i risk manager erano in maggioranza (60%), gli insurance manager rappresentavano il 20% e il 20% rimanente era rappresentato sia da risk manager che da insurance manager.
Il report sottolinea come «la percezione olistica del risk manager degli aspetti relativi alla salute, alla sicurezza e all’assicurazione sia fondamentale quando si tratta di prendere in considerazione soluzioni efficienti e risposte concrete ad ogni situazione che una organizzazione potrebbe trovarsi ad affrontare durante l’invio di dipendenti all’estero».
In particolare, il documento comprende una revisione legale degli obblighi di diligenza delle organizzazioni europee; le best practice and e le esperienze sul campo di gestori del rischio rappresentanti aziende quali Atlas Copco, Cmi Groupe, Dla Piper, Drägerwerk, Kering, and Wolters Kluwer; un kit per la gestione dei rischi relativi ai viaggi che delinea le misure di sicurezza per la salute e i viaggi che le organizzazioni possono implementare per contribuire a ridurre i rischi per i loro viaggiatori e assegnatari internazionali; una revisione della trasposizione della normativa Ue in 15 Stati membri che dimostra che le leggi nazionali continuano ad aumentare le responsabilità delle organizzazioni in relazione alla salute, all’incolumità e alla sicurezza dei loro lavoratori.
«Uno degli aspetti che maggiormente preoccupano le aziende dei paesi occidentali quando si affronta il tema dei lavoratori all’estero è soprattutto il rischio di rapimento del personale in missione», ha commentato Alessandro De Felice, presidente di Anra. «E stiamo parlando di un rischio molto più diffuso ed esteso geograficamente di quel che si può immaginare. Proprio la comparsa di un attore particolarmente brutale nella sfera jihadista, come l’Isis, ha aumentato i rischi per quelle aziende che impiegano forza lavoro in Paesi critici, a maggior ragione perché la richiesta di riscatto è stata sostituita dalla minaccia di esecuzione, che ha un maggiore impatto mediatico». (fs)
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