mercoledì 16 Settembre 2026

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MERGER AND ACQUISITION E PASSAGGIO GENERAZIONALE: IL PUNTO DI VISTA DI SANTARELLI DI EUREKA

Il ceo della società di consulenza e formazione: «Il broker di piccole e medie dimensioni che viene acquisito da una grande organizzazione? Un passaggio per lui drammatico…Imprenditori che puntano sui figli? Non forniscono gli strumenti e non permettono loro di sperimentare…».  

Gianluca Santarelli

Cosa succede a un broker di piccole e medie dimensioni quando viene acquisito ed entra a far parte di un grande gruppo? «In generale il passaggio è drammatico perché per lui cambia tutto. Viene chiesto a lui e alla struttura acquisita di uniformarsi e così facendo si perdono tutti quegli aspetti positivi che li hanno caratterizzati magari per anni: la grinta, le relazioni, i clienti, la capacità di prendere decisioni in maniera veloce. In una grande organizzazione ci sono delle policy diverse e per il broker acquisito rispondere a qualcun altro può risultare complesso». La pensa così Gianluca Santarelli, ceo di Eureka, società di consulenza e formazione, intervenuto nel corso della recente convention annuale organizzata dal broker Win.

Per evitare tutto questo, secondo Santarelli, si dovrebbe lavorare su un nuovo modello di leadership. «Alcuni, per la verità, lo stanno già facendo e questo rappresenta un cambiamento anche per le grandi organizzazioni. Il nuovo modello tende, in sostanza, a non disperdere le qualità e il patrimonio che il broker acquisito porta dentro a un’altra organizzazione. Non si parla, in questo caso, di uniformarsi, ma di creare qualcosa di diverso». È un processo, tuttavia, «difficile», secondo il ceo di Eureka.

Al centro del suo intervento anche il tema del passaggio generazionale. «Attenzione alle persone che escono dalle aziende perché si perdono know-how, storicità, competenze. È vero che i giovani di oggi hanno un’affinità con le innovazioni tecnologiche, ma vorrei sfatare un mito: conosco persone, in uscita dalle aziende, con molta esperienza e con molta storia alle spalle che tecnologicamente sono avanzatissime, perché hanno voglia, investono e studiano».

Per Santarelli le grandi organizzazioni «dovrebbero investire un po’ di più nella formazione, intesa come comunicazione, cioè la possibilità di far dialogare di più i giovani con chi sta uscendo dall’azienda. Occorre facilitare questo tipo di contatto. Aggregare significa cambiare il modello di business, mettere insieme persone che hanno una diversità, creare dei gruppi di lavoro, confrontarsi. E invece si allocano budget per le acquisizioni e non per la formazione».

C’è poi un altro aspetto da considerare, sempre per quanto riguarda il passaggio generazionale, su cui Santarelli non usa giri di parole. «La maggior parte degli imprenditori vuole i figli all’interno della propria organizzazione. Ma non molla e resta in azienda fino a 80 anni, anche 90, non fornendo ai figli gli strumenti o non permettendo loro di sbagliare, di sperimentare, di conoscere la stessa azienda e il mercato. Succede allora che quando questi imprenditori si ritirano, i loro figli hanno 40 anni – 50 anni e dell’organizzazione aziendale non sanno nulla…E allora sì che si decide di vendere…».

Come muoversi, allora? «Occorre anche in questo caso creare vicinanza e condivisione, prendersi dei rischi, in altre parole managerializzare l’azienda che è un po’ quello che fanno le multinazionali quando acquisiscono. La prima mossa, infatti, è piazzare un manager per gestire l’impresa in maniera più accurata. Quando succede questo, il fatturato, a mio giudizio, è una risultante automatica, la crescita è una risultante automatica».

Fabio Sgroi

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