La rappresentanza agenziale intende misurare la distanza che c’è tra l’iscrizione automatica (dal 1° luglio scorso) a un fondo pensione per i neoassunti del settore privato e la relativa ed effettiva protezione. Una fotografia sulla previdenza degli italiani vista dalle agenzie.

Il Gruppo agenti Generali Italia (GA-GI) ha annunciato l’avvio di un Osservatorio sulla longevità, la previdenza degli italiani vista dalle agenzie. Da tre settimane, ha ricordato il GA-GI in una nota, «è in vigore una delle novità più rilevanti della legge di Bilancio 2026: i lavoratori del settore privato alla prima assunzione vengono iscritti d’ufficio a un fondo pensione, con il conferimento del Tfr, salvo dissenso espresso entro 60 giorni. Una platea di nuovi iscritti si sta formando in queste settimane, in gran parte senza sapere in quale linea di investimento si trova, con quale contributo e con quali prospettive». Che cosa accade dopo l’iscrizione? È la domanda che il gruppo agenti si è posto. Da qui il lancio di questo osservatorio.
Il punto di partenza sono i numeri ufficiali. «Secondo la relazione Covip presentata il 10 giugno scorso», ha ricordato ancora il GA-GI, «la previdenza complementare copre il 39,9% delle forze di lavoro, ma la copertura è più bassa dove servirebbe di più: i lavoratori autonomi sono al 23,4%, gli under 35 al 20,8%. Sullo sfondo, i dati Istat di marzo scorso: 355.000 nascite nel 2025, minimo storico, un saldo naturale negativo di 296.000 persone l’anno, un’età media della popolazione salita a 47,1 anni. Un Paese che invecchia e che affida alle pensioni di domani un peso crescente».
Secondo Federico Serrao, presidente del GA-GI, «l’adesione automatica è un passo nella direzione giusta, ma iscrivere non è proteggere. Un lavoratore inserito d’ufficio in una linea predefinita, con il contributo minimo e nessuna revisione nel tempo, è un iscritto silente, non un risparmiatore consapevole. Le statistiche ci dicono quanti sono dentro. Nessuno lo racconta dal punto di vista di chi sta al tavolo con il cliente. È il vuoto che l’osservatorio vuole colmare».
L’osservatorio, dunque, nasce per guardare «un pezzo del problema che restava scoperto. Le statistiche ufficiali fotografano gli aggregati: quanti sono gli iscritti, quanto valgono i patrimoni, quanto rendono le linee. Alcune ricerche di mercato hanno già raccolto cosa pensano gli italiani sulla previdenza complementare. Nessuna guarda però il fenomeno dal lato di chi accompagna le persone ogni giorno, le agenzie, davanti a ogni profilo di cliente, dal dipendente al lavoratore autonomo, dal neoassunto al pensionando». È questo il punto di osservazione che l’osservatorio GA-GI mette a disposizione.
La rilevazione, in corso in questi giorni sulle 533 agenzie della rete GA-GI, oltre la metà delle 1.110 agenzie di Generali Italia, osserva quattro fronti. «Il primo è l’ingresso: quanti clienti under 40 hanno una posizione attiva, a che età in media si apre la prima, e quali sono le prime reazioni dei neoassunti iscritti d’ufficio dalla riforma. Il secondo è la cura nel tempo: quante posizioni vengono riviste dopo gli eventi della vita, un matrimonio, un figlio, un cambio di lavoro, e quanti risparmiatori sanno indicare la linea di investimento in cui si trovano. Il terzo è la qualità della costruzione: quanti versano solo il Tfr senza contributi aggiuntivi, quanti conoscono la stima della propria prestazione futura, a quanti è stata mostrata la distanza tra la pensione attesa e l’ultimo reddito. Il quarto è la rinuncia: le obiezioni più frequenti di chi dice no, le età in cui accade, e le parole testuali con cui i clienti rinviano la decisione».
Il metodo è «una rilevazione censuaria rivolta a tutte le agenzie della rete, risposte fornite come valutazioni professionali di chi osserva ogni giorno il proprio portafoglio clienti, dati trattati solo in forma aggregata, numero di rispondenti pubblicato insieme ai risultati». La prima edizione si chiude il 30 settembre prossimo, con i risultati a ottobre. La rilevazione avrà cadenza annuale: l’obiettivo «non è una fotografia isolata, ma una serie storica sul rapporto tra gli italiani e la protezione del proprio futuro».
Per Serrao, il punto di osservazione delle agenzie GA-GI «è un patrimonio informativo che nessun altro ha. Lo mettiamo a disposizione del dibattito pubblico, istituzioni comprese. Sulla previdenza degli italiani servono meno impressioni e più dati, cominciamo dai nostri». (fs)
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