L’iniziativa promossa da Gallery Broker, a cui hanno aderito circa 3.000 tra intermediari e clienti, entra nel vivo e segna un altro passaggio, dove «non contano più le opinioni, ma gli atti».

Come aveva anticipato Alfredo Santopietro, managing director di Gallery Broker, in questa intervista, è partita la procedura giudiziaria nell’ambito della class action (promossa dalla stessa società di brokeraggio) contro Prima Assicurazioni, l’agenzia di assicurazione recentemente acquisita da Axa. È quanto annunciato dalla stessa società di intermediazione in una nota.
«Per mesi qualcuno ha provato a ridurre la class action contro Prima Assicurazioni a un’iniziativa isolata, a una protesta estemporanea, se non addirittura a una “causa temeraria”. Oggi», si legge nel comunicato di Gallery Broker, «quei tentativi di minimizzazione si scontrano con un dato oggettivo: la procedura giudiziaria è stata avviata».
Dunque, con il deposito della documentazione presso gli organi competenti, l’iniziativa promossa da Gallery Broker entra ufficialmente in una fase in cui «non contano più le opinioni, ma gli atti».
Oggi sono oltre 3.000 i partecipanti, tra intermediari e clienti, che hanno aderito alla class action, ha fatto sapere Gallery Broker. Si tratta di «un fenomeno collettivo che evidenzia una frattura reale all’interno del mercato assicurativo».
Queste le contestazioni: «interruzioni unilaterali dei rapporti, disattivazioni operative senza preavviso e per i clienti criticità nella gestione delle polizze, ritardi nella gestione dei sinistri. Temi che non riguardano solo una singola relazione commerciale, ma il modo in cui si stanno ridefinendo i rapporti tra compagnie digitali e reti distributive». Ora, ha sottolineato Gallery Broker, inizia il confronto giuridico in una sede in cui «non bastano le narrazioni, servono prove, responsabilità e conseguenze».
Il comitato promotore «non nasconde le proprie aspettative: arrivare a un accertamento delle responsabilità e alla condanna di Prima Assicurazioni. È un passaggio che, al di là dell’esito finale, segna un precedente. Perché introduce un principio semplice ma fondamentale: anche nel mercato assicurativo digitale, l’innovazione non può essere una zona franca rispetto alle regole».
Fabio Sgroi
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