mercoledì 25 Marzo 2026

Il mondo dell’intermediazione assicurativa in primo piano

BROKERS ITALIANI: LA NASCITA, LA RESILIENZA, LO SCENARIO ATTUALE E LA NUOVA FASE DI SVILUPPO. L’INTERVENTO DI BERGAMASCO ALL’EVENTO DI MILANO

Il presidente del consorzio ha raccontato aneddoti, curiosità, stati d’animo di un percorso iniziato alla fine degli anni Novanta. E oggi ancor di più c’è la consapevolezza di aver creato qualcosa di importante, che resta nel tempo e la convinzione di avere tra le mani un modello (indipendente) che funziona.

Un viaggio all’indietro nel tempo, a quando nacque l’idea di creare il consorzio, ma anche una chiave di lettura dello scenario attuale e la nuova fase di sviluppo. Arnaldo Bergamasco (nella foto sopra), presidente del Consorzio Brokers Italiani, ha aperto i lavori dell’evento di giovedì scorso a Milano, organizzato dallo stesso consorzio per celebrare il suo 25esimo anniversario.

Aneddoti, curiosità, ma anche la consapevolezza di aver creato qualcosa di importante, che resta nel tempo e la convinzione di avere tra le mani un modello (indipendente) che funziona e che va controcorrente rispetto al trend che sta caratterizzando ormai da tempo il settore del brokeraggio, in preda alle operazioni di merger and acquisition.

COME E’ NATO IL CONSORZIO – «Oggi (giovedì scorso, ndr) celebriamo i 25 anni», ha ricordato Bergamasco, «ma l’idea progettuale è nata tre anni prima, a Milano da un pensiero condiviso tante volte da me e da Francesco Paparella, in occasione dei passaggi in auto che gli davo per accompagnarlo all’aeroporto di Linate dalla sede di Sedgwick (con cui allora collaboravamo) di via Nervesa (al termine dei comitati di direzione), percorrendo la tangenziale est di Milano…Allora non c’era l’Alta Velocità e per andare a Roma da Milano si prendeva l’aereo…È stato allora che abbiamo deciso di lasciare quella multinazionale per creare il nostro progetto indipendente. Ci siamo quindi allargati, organizzando qualche piccola riunione informale a Bologna dal papà di Michele Matassini e poi granellino dopo granellino il tavolo di pensatoio si è allargato ad altre persone che sono diventate poi assolutamente le chiavi iniziali del progetto, ovvero Roberto Garulli operativo a Parma, Mauro Amabile a Roma, Michele Mattassini a Reggio Emilia e Alfred Stimpfl a Bolzano. Tutti eravamo legati a un pensiero comune, lo stare insieme per generare valore, nonostante l’eterogeneità da un punto di vista di territori, di storie, di culture, di età».

Il gruppo dei soci ed ex soci del Consorzio Brokers Italiani. L’ultimo a sinistra è Francesco Paparella

Si arriva così alla sottoscrizione degli atti (inizialmente i fondatori sono in tutto 7) che sanciscono la nascita di Brokers Italiani. Siamo a maggio del 2000. Bergamasco ha spiegato il perché i 25 anni non sono stati festeggiati lo scorso anno. «Partiti a metà 2000 abbiamo vissuto un primo periodo molto difficile, litigioso, culminato con uno scisma nel luglio del 2001 (i fondatori sono passati da 7 a 5, ndr). La vera nascita del consorzio avviene, dunque, nel 2001».

IL MONDO CAMBIA E NON SI PUO’ RIMANERE FERMI – Il Consorzio, sin dalla sua nascita, ha sempre avuto chiaro il contesto entro cui ha operato e opera il broker e ha sempre agito con la consapevolezza che «il mondo cambia velocemente e fermi non si può rimanere», ha sottolineato Bergamasco. «Il punto non è evitare o impedire che il mondo cambi, ma sapersi adattare al meglio alle evoluzioni e alle novità, tenendo però sempre validi i propri valori, la propria identità e la propria idea progettuale di fondo. Oggi come 25 anni fa, intorno a noi vedo tanta confusione e pressapochismo».

Oggi, come allora, il mondo, e Bergamasco fa riferimento anche al settore del brokeraggio assicurativo, è «troppo spesso influenzato dalle mode del momento». Nei primi anni Novanta, ha ricordato, «andava di moda che le banche acquisissero il controllo di società di brokeraggio o che le costituissero ex novo. Nessuno poteva permettersi di non possederne una; poi tutti sappiamo come è finita. Passata la moda, una dopo l’altra sono state cedute o dismesse…».

Nel mirino c’è anche l’intelligenza artificiale. «Nelle scorse settimane tutti abbiamo letto che la start up spagnola Tuio ha messo a punto un bot basato sull’IA, in grado di sostituire il lavoro del broker assicurativo. Tanto è bastato per scatenare una piccola tempesta tra gli investitori che ha portato a pesanti contrazioni dei titoli dei colossi mondiali del nostro settore. Ci rendiamo conto dell’assurdità di tutto questo? A chi giova? All’utente che riducendo o eliminando il costo dell’intermediazione avrà un sacco di soldi più in tasca? Visto come si è progressivamente impoverito il ceto medio, nonostante i grandi benefici promessi dalle tante mode del momento, faccio francamente fatica a credere a questo…».

MERCATO DEI BROKER IN PREDA ALLE OPERAZIONI DI M&A – «Se non sei grande non hai futuro». Questo, secondo Bergamasco, è il pensiero più diffuso oggi nel mondo del brokeraggio, che ha portato l’ondata di acquisizioni a cui abbiamo assistito e stiamo assistendo in questo settore. «Negli anni ha mantenuto una forte solidità solo chi ha saputo evolvere da professionista a imprenditore. Pochi però sono stati davvero in grado di farlo. La debolezza, a mio avviso, non è quindi determinata nella dimensione, ma da due fattori chiave: l’incapacità di intraprendere e l’impossibilità o l’incapacità, talvolta, di preparare in modo adeguato un’efficiente ed efficace passaggio generazionale».

Uno scorcio della sala del Centro Svizzero di Milano che ha ospitato l’evento organizzato giovedì scorso dal Consorzio Brokers Italiani

Per Bergamasco, in un simile contesto, «è ovvio che gli investitori stiano entrando nel nostro settore. Nel quadro che quasi sempre sento rappresentare, però, qualcosa francamente non mi torna. Siamo sicuri che stiano circolando così tanti soldi da destinare alle operazioni di M&A perché è atteso un grande incremento della spesa assicurativa del nostro paese? Personalmente lo sento dire da sempre, ma i numeri, a oggi, non sono così diversi dal trend storico. Inoltre: siamo sicuri che gli investitori siano capaci di tenere la barra dritta anche qualora l’atteso grande incremento non dovesse realizzarsi? Siamo sicuri che siano pronti a vedere contrarre i margini a fronte del ritorno al mercato soft che ormai si sta riaffacciando? Io personalmente qualche dubbio ce l’ho e mi viene in mente il monito di un grande industriale italiano di tutt’altro settore rispetto al nostro, che ha detto: “State attenti alle mode perché come vengono passano e nel durante tanti, troppi soggetti si arricchiscono sulla pelle di chi ha paura”».

Bergamasco ha continuato così: «Non sono dogmaticamente favorevole o contrario a nulla. Credo che ogni cosa abbia in sé aspetti positivi e negativi, ma che comunque il tutto vada gestito con equilibrio. Credo, quindi, che anche le tante, a mio avviso assolutamente troppe, operazioni di merger and acquisitions a cui settimanalmente assistiamo non vadano demonizzate a condizione che portino, però, davvero vantaggi a tutti i soggetti direttamente o indirettamente coinvolti».

Il presidente del Consorzio Brokers Italiani si è detto convinto «che anche questa moda finirà presto, o quanto meno si ridurrà drasticamente, e sotto il profilo industriale tutta questa creazione di valore non si vedrà…».

NON RINUNCIARE AI PROPRI VALORI – In alternativa a una crescita guidata esclusivamente dalla dimensione e dalle operazioni di acquisizione, Bergamasco ha ribadito la validità di un modello fondato su imprenditorialità, identità e capacità di adattarsi al cambiamento senza rinunciare ai propri valori.

Un approccio che mette al centro l’“anima” delle imprese, cioè “quella componente fatta di cultura, relazioni, radicamento territoriale e visione di lungo periodo, che rappresenta il vero elemento distintivo e non replicabile”.

«Non pensiamo mai che l’anima sia qualcosa di intangibile…», ha affermato Bergamasco. «È semmai il primo elemento del nostro successo…Dobbiamo, dunque, uniformarci alla deriva di questo periodo che stiamo vivendo? Io dico di no. Credo che, come accaduto sempre in passato, ci sarà uno spazio importante per il successo delle società indipendenti a condizione che siano in grado di evolvere partendo dalla vera capacità di intraprendere e abbiano poi la capacità di trasferire nel tempo alle future generazioni la propria anima senza rinunciare mai ai valori etici, morali e di trasparenza nel rapporto con il mercato assicurativo e con i clienti».  

Per il presidente di Brokers Italiani, il consorzio può rappresentare «un elemento di importante supporto per il successo» di ogni socio, a patto che si mettano da parte gli individualismi «a beneficio di qualcosa di più grande e di utilità per tutti».

IL PASSAGGIO A SOCIETA’ CONSORTILE A RESPONSANBILITA’ LIMITATA – Il 25eimo anniversario coincide con una nuova fase di sviluppo del consorzio che, recentemente ha intrapreso una evoluzione definita “significativa” del proprio assetto, trasformandosi in società consortile a responsabilità limitata e rafforzando il proprio posizionamento con l’iscrizione nella sezione B del Rui. Questa importante novità è stata annunciata da Bergamasco proprio in occasione dell’evento di Milano di giovedì scorso. Una decisione che è stata approvata dall’assemblea dei soci tenutasi qualche giorno prima dell’evento milanese e che è passata con la totalità dei voti.

Per Brokers Italiani è “un passaggio che consolida la struttura e apre nuove opportunità di crescita, in linea con l’obiettivo di sviluppare servizi e strumenti sempre più evoluti a supporto dei soci”. In questo scenario, “la collaborazione si conferma non solo come valore fondante, ma come leva strategica per affrontare le sfide future: dalla trasformazione digitale alla sostenibilità del modello, fino alla capacità di attrarre e valorizzare nuovi talenti”.

Fabio Sgroi

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