sabato 07 Marzo 2026

Il mondo dell’intermediazione assicurativa in primo piano

DEMOZZI E LA DISTRIBUZIONE ASSICURATIVA: «STIAMO VIVENDO UNA DELLE FASI PIU’ CRITICHE. E IL RISCHIO E’ CHE A PAGARE IL PREZZO PIU’ ALTO SIANO LE STRUTTURE AGENZIALI…»

Per il presidente dello Sna, «concentrazioni societarie, spinte commerciali sempre più aggressive, reiterati tentativi di disintermediare il rapporto con i clienti, digitalizzazione non governata o imposta con modalità poco compatibili con le esigenze degli agenti, moltiplicazione degli adempimenti normativi e un progressivo squilibrio nei rapporti di forza tra imprese e intermediari» minano il terreno entro cui operano gli intermediari tradizionali. E tuona: «Non è accettabile che…».

Claudio Demozzi

«La distribuzione assicurativa? Sta vivendo una delle fasi più complesse e critiche della sua storia. Negli ultimi anni abbiamo assistito a trasformazioni profonde: concentrazioni societarie, spinte commerciali sempre più aggressive, reiterati tentativi di disintermediare il rapporto con i clienti, digitalizzazione non governata o imposta con modalità poco compatibili con le esigenze degli agenti, moltiplicazione degli adempimenti normativi e un progressivo squilibrio nei rapporti di forza tra imprese e intermediari, in modo particolare a livello di contrattazione aziendale. In questo scenario, troppo spesso, il rischio è che a pagare il prezzo più alto siano proprio le persone che, sole, continuano a garantire professionalità, prossimità al cliente e tenuta del sistema: gli agenti, i loro collaboratori e, in generale, le strutture agenziali». Claudio Demozzi, presidente del Sindacato nazionale agenti, durante l’ultimo congresso di Lazise (dove è stato confermato alla guida) ha fatto il punto sullo stato attuale del settore distributivo lato intermediari tradizionali.

Un quadro che, secondo il presidente dello Sna, non è positivo. E non ha nascosto tutta la sua arrabbiatura. «Non è accettabile che l’innovazione venga usata come alibi per comprimere diritti. Non è accettabile che la sostenibilità delle imprese venga perseguita scaricando costi, responsabilità e rischi sugli intermediari. Non è accettabile che si metta in discussione ciò che è stato costruito in decenni di lavoro, di investimenti, di relazioni fiduciarie con la clientela e di rivendicazione sindacale».

Per Demozzi, in questo particolare contesto storico, i diritti acquisiti dagli agenti «vengono troppo spesso messi in discussione, come se fossero “vecchi” privilegi. Noi ribadiamo un principio non negoziabile: i diritti non si concedono, si conquistano e una volta conquistati, non si barattano. Non si negoziano al ribasso, non si sacrificano in nome di presunte modernizzazioni, non si cancellano con interpretazioni unilaterali o forzature contrattuali», ha affermato.

«Essere combattivi, oggi, non significa essere ideologici o pregiudiziali», ha continuato. «Significa essere lucidi. Significa saper distinguere tra ciò che è realmente necessario per far evolvere il settore e ciò che, invece, serve solo a spostare valore, potere contrattuale, da una parte all’altra. Significa saper dire dei no chiari, quando vengono superati limiti che non possono essere oltrepassati, come ad esempio ogni qualvolta ci si trovi davanti alla riscrittura in pejus di una qualsiasi disposizione dell’Ana a tutela dell’agente, sia in sede di contrattazione individuale che collettiva, sia nazionale che aziendale». (fs)

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