Padre di famiglia e primo giornalista italiano a diventare beato e martire. Agente e ispettore della compagnia veronese, venne ucciso nel campo di concentramento tedesco di Hersbruck nel 1944 all’età di soli 37 anni. Salvò numerosi ebrei dalla persecuzione nazista.
È stato un agente assicurativo di Cattolica Assicurazioni prima e ispettore commerciale della stessa compagnia poi. È morto in Germania, in un campo di concentramento. La storia di Odoardo Focherini (nelle foto), o meglio, del Beato Odoardo Focherini, è tutta da raccontare, in una giornata, quella di oggi, in cui a livello internazionale si commemorano le vittime dell’Olocausto.
Focherini nasce il 6 giugno 1907 a Carpi (Modena) e dopo le scuole elementari e tecniche inizia a lavorare nel negozio di ferramenta del padre.
Fin dagli anni giovanili frequenta con assiduità i Sacramenti e milita tra le file dell’Azione Cattolica Italiana, dove svolge compiti di responsabilità, prima come educatore e poi come presidente diocesano. Partecipa all’Opera Realina di Carpi a scopo educativo – caritativo ed è segretario del primo congresso eucaristico diocesano del 1931. Nel 1930 sposa Maria Marchesi e dalla loro unione nascono 7 figli (tra il 1931 e il 1943).
Dopo aver conseguito il diploma di ragioniere, nel 1934 viene assunto dalla Società Cattolica di Assicurazione. Inizia così la professione di assicuratore, come agente presso l’agenzia di Modena; diviene poi ispettore e svolge il suo incarico nelle zone di Carpi, Modena, Bologna, Ferrara, Verona, fino a Pordenone.
Nel 1939 diventa amministratore delegato de L’Avvenire d’Italia. In precedenza ha collaborato anche con L’Osservatore Romano, dopo essere stato fra i promotori del giornalino per i ragazzi dell’Azione Cattolica, l’Aspirante, sotto la guida di don Zeno Saltini, fondatore della comunità Nomadelfia.
Dedica tutto il suo tempo libero ad attività apostoliche, organizza conferenze religiose e congressi eucaristici; è cronista della diocesi di Carpi.
Nel 1942 inizia la sua attività in soccorso degli ebrei. Con l’aiuto di don Dante Sala, parroco di San Martino Spino, paese vicino a Mirandola, Focherini riesce a mettere in piedi una organizzazione clandestina, salvando dalla deportazione nei campi di sterminio oltre 100 ebrei favorendo la loro fuga in Svizzera, dopo aver fornito loro documenti falsi.
L’11 marzo 1944 viene arrestato presso l’ospedale di Carpi dove si era recato per favorire la fuga dell’ultimo ebreo salvato. È internato prima nel carcere di S. Giovanni in Monte a Bologna, poi finisce nel campo di concentramento di Fossoli (Modena). Il 4 agosto è deportato nel campo di Gries (Bolzano) e da lì, i primi giorni di settembre, nel campo di concentramento di Flossenburg in Germania. Infine nel sottocampo di Hersbruck (vicino Norimberga).
Paga con la vita il suo amore verso il prossimo. Anche nei campi di concentramento mostra grande disponibilità verso i compagni di prigionia, molti dei quali affermano di aver avuto salva la propria vita grazie a lui. Muore a Hersbruck il 27 dicembre 1944 per una setticemia provocata da una ferita alla gamba.
Queste le sue ultime parole: «I miei 7 figli vorrei vederli prima di morire tuttavia accetta, Signore, anche questo sacrificio e custodiscili tu insieme a mia moglie, ai miei genitori, a tutti i miei cari. Dichiaro di morire nella più pura fede cattolica apostolica romana e nella piena sottomissione alla volontà di Dio, offrendo la mia vita in olocausto per la mia diocesi, per l’Azione Cattolica, per L’Avvenire d’Italia e per il ritorno della pace del mondo».
Tra i vari riconoscimenti ricevuti si ricordano la medaglia d’oro delle Comunità Israelitiche Italiane (Milano 1955), il titolo di “Giusto tra le Nazioni” (Gerusalemme 1969) e la medaglia d’Oro della Repubblica Italiana al Merito Civile alla memoria (2007).
Il 10 maggio 2012 Papa Benedetto XVI ha firmato il decreto che ne riconosce il martirio in odium fidei. Questo riconoscimento ha aperto la strada alla beatificazione di Focherini, celebrata a Carpi il 15 giugno 2013. È stato anche il primo giornalista italiano a diventare beato.
Fabio Sgroi
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