venerdì 13 Febbraio 2026

Il mondo dell’intermediazione assicurativa in primo piano

RINNOVO ANA. ARENA: «QUESTO E’ IL TEMPO DELLA RESPONSABILITA’. SERVE UN ACCORDO “ERGA OMNES”. CON L’IMMOBILISMO PAGHIAMO SOLO NOI AGENTI…»

Il  vice presidente di Anapa Rete ImpresAgenzia: «Non si può più pensare che la liquidazione avvenga in funzione solo del parametro del portafoglio e non di altri valori come la capacità di produrre redditività in quel portafoglio, la capacità di essere presenti e di fidelizzazione di quel portafoglio, la qualità dei premi e dei clienti portati in dote alla compagnia».

Il rinnovo di un Accordo nazionale impresa agenti erga onnes per scongiurare «il proliferare di intese di secondo livello». A chiederlo, a gran voce, è Roberto Arena (nella foto), vice presidente di Anapa Rete ImpresAgenzia.

Intervenuto nel corso dell’ultimo congresso dell’Unione agenti Axa, Arena ha sottolineato come gli accordi di secondo livello sottoscritti dai gruppi agenti siano «pericolosi» perché «diversi gruppo per gruppo», andando a «minare la credibilità collettiva».

Arena ha riconosciuto come sia «giusto e responsabile» che i presidenti di gruppo «si facciano carico delle istanze dei loro iscritti e sarebbe un immobilismo sciocco non cercare accordi con la compagnia per migliorare una situazione che non può più reggere».

Ma, ha aggiunto, «se diamo per scontato il buon lavoro dei presidenti, la conseguenza è che a livello nazionale dobbiamo fare un passo avanti, rimboccarci le maniche perché questo è il tempo della responsabilità, dobbiamo andare a trattare un nuovo accordo “erga omnes”. Se rimaniamo fermi pagheremo solo ed esclusivamente noi come agenti…».

E questo perché «le compagnie mandanti hanno tutti i vantaggi e la possibilità di sondare altri mercati, altri canali, lo stanno facendo, hanno i soldi, hanno il patrimonio, hanno le competenze per comperarsi altre compagnie e altre strutture».

Ritornare a sedersi al tavolo delle trattative per il rinnovo Ana, ha affermato Arena, «è una questione di responsabilità nell’interesse della categoria. Stiamo parlando di un accordo scaduto, è del 2003 ma riprende istituti del 1981 e del 1975. Ma si può immaginare che chi ci succederà, i nostri figli per la maggioranza dei casi, possa far fronte a un nuovo mercato fortemente digitalizzato con le regole di 50 anni fa? Ma possiamo pensare e apprezzare che la liquidazione avvenga in funzione solo del parametro del portafoglio e non di altri valori come la capacità di produrre redditività in quel portafoglio, la capacità di essere presenti e di fidelizzazione di quel portafoglio, la qualità dei premi e dei clienti portati in dote alla compagnia?».

Fabio Sgroi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

IN COPERTINA