L’Ania ha raccolto un po’ di informazioni che non sono per nulla di buon auspicio. Per il 2014 ci sono stati 42 gravi accadimenti, tra frane e alluvioni, con un seguito di 34 morti.
Che l’Italia sia un paese a forte rischio idrogeologico a causa della sua morfologia e dell’alta densità di popolazione non è certamente una novità. I dati che riguardano l’ultimo studio del Consiglio Nazionale dei Geologi, relativo al 2009, sono emblematici: circa 6 milioni di persone risiedono nei 29.500 chilometri quadrati del territorio nazionale considerati ad alto rischio di alluvioni o allagamenti. Della popolazione a rischio, circa un milione di persone vive in Campania, oltre 800.000 in Emilia Romagna e oltre mezzo milione in Piemonte, Lombardia e Veneto.
Stime analoghe arrivano anche dalla direzione generale per la difesa del suolo del Ministero dell’Ambiente. I dati raccolti, provenienti soprattutto dai Piani per l’assetto idrogeologico (Pai) definiti a livello locale, hanno consentito di redigere nel 2013 una carta delle aree ad alta criticità idrogeologica. Ben 1.492 comuni (il 18,6% del totale) hanno aree esposte al rischio di alluvioni ma, includendo anche quello di frane, il loro numero sale vertiginosamente a 6.693 e rappresentano la grande maggioranza dei comuni italiani (l’81,9%).
L’ultimo dossier di Ania dal titolo Le alluvioni e la protezione delle abitazioni fa luce anche sull’andamento nel tempo dei sinistri, cioè sulla catalogazione delle alluvioni e delle frane che si verificano ogni anno in Italia. Le informazioni, per la verità, fa presente l’Ania, sono frammentate. Fino al 2002 i dati erano raccolti dal Sici (sistema informativo sulle catastrofi idrogeologiche) costituito nell’ambito del Cnr, che alimentava la banca dati Avi.
In quel contenitore erano annualmente rilevati i sinistri con indicazioni di massima anche sui danni causati da ogni evento. Per il periodo 1900-2002 Avi ha censito 29.000 alluvioni che hanno interessato 14.000 località. Dal 2002, però, Avi ha cessato di essere alimentata, per mancanza di fondi, e da allora sono disponibili i rapporti del centro studi Irti-Cnr che annualmente pubblica informazioni sugli eventi idrogeologici di maggiore rilevanza, quelli con un seguito di morti e feriti.
Per il 2014 sono stati complessivamente censiti 42 gravi accadimenti, tra frane e alluvioni, con un seguito di 34 morti. Circoscrivendo l’analisi alle alluvioni gli eventi sono stati 13 con 20 morti. Le regioni più colpite sono state quelle del centro nord e in particolare la Liguria in cui gli eventi luttuosi hanno interessato 71 località con 5 persone decedute. Lo stesso centro di ricerche ha pubblicato nei mesi scorsi anche un rapporto su “cinquanta anni di frane ed inondazioni in Italia (1964-2013)” che hanno complessivamente causato oltre 2.000 morti e altrettanti feriti. Limitatamente alle inondazioni, in questo lungo arco temporale le vittime accertate sono state 710. Il Piemonte (126 morti), la Sicilia (103) e la Liguria (83) sono state le regioni più colpite. (fs)
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