mercoledì 04 Febbraio 2026

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SSN A RISCHIO DEFAULT. VECCHIETTI: «NON POSSIAMO PIU’ ASPETTARE»

Per il consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute occorre puntare su un modello di “assicurazione sociale integrativa”. E lancia un appello a…

Oltre un italiano su quattro non riesce a far fronte alle spese sanitarie che deve sostenere di tasca propria per cure necessarie. «Occorre puntare su un modello di “assicurazione sociale integrativa” alla francese, istituzionalizzato ed esteso a tutti i cittadini che garantirebbe finanziamenti aggiuntivi per oltre 21 miliardi di euro/anno, attraverso il quale superare l’universalismo di facciata che alimenta oggi sempre più disuguaglianza rifondando un sistema sanitario su fondamenta più solide, multi pilastro, in grado di garantire più equità e maggior inclusione», afferma Marco Vecchietti (nella foto a lato), consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute.

L’occasione per fare il punto su questo tema è stata ieri la presentazione dei risultati del settimo rapporto Rbm – Censis sulla sanità in Italia. Vecchietti ha lanciato un appello al Premier Paolo Gentiloni, al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al sottosegretario Davide Faraone, presente al Welfare Day: «lavoriamo insieme, pubblico e privato per un Ssn più equo e inclusivo, sostenibile grazie alla diversificazione delle fonti di finanziamento».

I dati del Rapporto Rbm – Censis sulla sanità in Italia, presentati in occasione del 7° Welfare Day (foto sotto), parlano chiaro: nel 2016 il Ssn ha “espulso” oltre 13,5 milioni di persone (il 22,3% degli italiani, quota salita vertiginosamente dal 2006 quando i non assistiti erano il 7,8%), che hanno dovuto rinunciare alle cure (9 milioni per motivi economici), con una riduzione nell’ultimo decennio della sua capacità assistenziale dal 92% al 77% della popolazione e della sua funzione redistributiva del 15%. I due/terzi degli “espulsi” sono affetti da malattie croniche, a basso reddito, le donne e i non autosufficienti; 7,8 milioni di italiani hanno dovuto utilizzare per le proprie spese sanitarie tutti i propri risparmi e/o indebitarsi con parenti, amici o presso banche e istituti di credito vari; 1,8 milioni di persone sono entrate per curarsi nell’area della povertà, ovvero sono diventati dei  “salute impoveriti”.

Sono nove le voci di spesa per le quali si fa più fatica ad avere accessibilità alle cure: al primo posto le visite specialistiche (74,7%), seguite dall’acquisto dei farmaci o dal pagamento del ticket (53,2%), per proseguire con gli accertamenti diagnostici (41,1%), l’odontoiatria (40,2%), le analisi del sangue (31%), lenti e occhiali da vista (26,6%), le prestazioni di riabilitazione (14,2%), protesi, tutori, ausili vari (8,9%) e infine le spese di assistenza sociosanitaria.

Solo il 20% degli italiani riesce a tutelarsi da questa situazione sempre più difficile attraverso una polizza sanitaria integrativa, prevista dal proprio Ccnl o dalla propria azienda o stipulata individualmente, rispetto alla quasi totalità dei francesi (circa il 97,5%) e a più di un terzo dei tedeschi (oltre il 33%).

Secondo il rapporto il Ssn è «a rischio default, con tutte le conseguenze del caso in campo sanitario e sociale. Mancano dai 20 ai 30 miliardi di euro per garantire il mantenimento degli attuali standard assistenziali da parte del Sistema sanitario del nostro Paese».

«Tanti soldi che però potrebbe essere recuperati», ha affermato Vecchietti, «rendendo obbligatoria la sanità integrativa per tutti i cittadini, come già avvenuto in Francia, dove grazie ad un sistema di assicurazioni sociali aggiuntivo al sistema pubblico è possibile curarsi liberamente nelle strutture sanitarie che garantiscono qualità e tempi di accesso immediati. Per risolvere il problema della sostenibilità del Ssn, delle liste di attesa e dei costi della sanità privata abbiamo presentato alle istituzioni due progetti: un secondo pilastro sanitario complementare per tutti i cittadini (modello francese), che evitando di far pagare di tasca propria le cure a 36 milioni di italiani intermedi collettivamente la spesa sanitaria privata garantendo al sistema sanitario la disponibilità di 22 miliardi di euro/annui aggiuntivi ed un contenimento della spesa sanitaria privata da 8,7 miliardi di euro a 4,3 miliardi annui; l’esternalizzazione di alcune assistenza (opting out, modello tedesco) che invece di accettare passivamente la rinuncia alle cure da parte di 13,5 milioni di italiani (di cui 2/3 a basso reddito) promuova un’assunzione di responsabilità per i cittadini con redditi più alti (15 milioni di cittadini) mediante l’assicurazione privata della totalità delle loro cure sanitarie con un risparmio previsto spesa sanitaria pubblica dai 18,5 miliardi di euro a 3,1 miliardi annui da investire a favore dei cittadini più bisognosi (economicamente ed a livello di salute)». (fs)

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